Storia

LA STORIA

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1980. Anno in cui le creste si attorcigliano in frange cotonate, in cui il viola si accosta al giallo, in cui pizzi e velluti si sostituiscono ai jeans infilati negli anfibi, e l’elettronica digerisce e trasforma i suoni sguaiati del punk.

1980. Anno in cui quell’incrocio di strade che i bolognesi chiamano affettuosamente “San Donnino”, al confine con il più istituzionale San Donato, accoglie i sopravvissuti ai Settanta, all’eroina, alla perdizione, all’attrattiva di un fermento che sembra coinvolgere solo marginalmente l’Italia. Ed ecco che, dalla volontà di un gruppo di amici appassionati, nasce in viale Zagabria un rifugio per i diseredati del rock: il Casalone.

Inizialmente allestito nel solaio di un asilo comunale, è sostanzialmente uno spazio libero alle contaminazioni dei suoi frequentatori. Non solo concerti e dj set, ma anche mostre e incontri letterari per alimentare e diffondere il fermento culturale che negli anni a venire ha reso Bologna una meta ambita per creativi e studenti. Le feste organizzate da un ristretta cerchia di amici non riescono a contenere l’entusiasmo dei cittadini, e mutano ben presto in un richiamo settimanale affollato, meta ambita di chi desidera nutrirsi di musica e ballo per colorare il grigiore del degrado urbano.

Generazioni differenti si fondono in quello che diviene lentamente un crocevia di esperienze sonore, e il palco del Casalone si anima di concerti, diventando una vetrina importante non solo per le band locali altrimenti destinate a scarsa visibilità, ma anche per gruppi stranieri delle più svariate provenienze, ospiti in città per importare una creatività imperante. A sette anni dai primi party improvvisati, persino Bob Dylan, in concerto a Modena, chiede di essere portato nel locale bolognese di cui gli hanno parlato alcuni amici musicisti che vi si sono esibiti.

Con il sopraggiungere dei Novanta il Casalone è ormai una realtà consolidata: si trasferisce al piano inferiore dell’edificio, più accogliente, e diventa il Covo. L’organizzazione si fa sempre più professionale, gli appuntamenti sporadici di un tempo diventano tappe fisse del fine settimana di ogni musicofilo che si rispetti e i concerti, sempre più ricercati e interessanti, sono il cuore di ogni serata di apertura.

Il palco di Viale Zagabria tiene a battesimo tutti i gruppi cittadini che hanno poi conosciuto la fama nazionale e internazionale, come Settlefish, Forty Winks, The Valentines, Cut, My Awesome Mixtape, Laser Gayser, Avvoltoi, Beatrice Antolini, The Tunas e Three Second. Lo spazio diventa un richiamo anche per i musicisti più affermati della scena indipendente italiana: Radio City, Tribal Noise, Krisma, Afterhours, Massimo Volume, Subsonica, Baustelle, Giardini Di Mirò, Yuppie Flu, Julie’s Haircut, Le Luci Della Centrale Elettrica, Bluvertigo, One Dimentional Man, Amari, Uzeda, Il Teatro Degli Orrori, Paolo Benvegnù, Ministri, Scisma, Moltheni, Jennifer Gentle e moltissimi altri. Sul palco di viale Zagabria si esibiscono anche band di fama mondiale come Franz Ferdinand, Notwist, Stereolab, Gossip, Super Furry Animals, Blonde Red Head, Libertines, Bonnie Prince Billy, Kings Of Convenience, Mogwai, The Mars Volta, Shout Out Louds, The Decemberists, Adam Green, Modest Mouse, Giant Sand, Calexico, Black Lips e The XX, tanto per citare qualche nome.

Il Casalone ha ispirato ritratti, melodie, libri e fotografie. Ha segnato l’esistenza di coloro che vi hanno trascorso un’adolescenza spensierata al riparo dalle tentazioni della propria epoca, e rimane un rifugio per chi ancora oggi sceglie di consumarvi le suole ballando fino all’alba.

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