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Ronin

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Dopo un paio d’anni di pausa Bruno Dorella torna sulla sua creatura Ronin, con una formazione tutta nuova e un disco che cambia alcune coordinate, pur rimanendo nel solco della tradizione strumentale e cinematica della band. L’idea era quella di fare un album che avesse come riferimento la terra brulla anziché le distese, di deserto o di acque, a cui la musica dei Ronin viene spesso accostata. Qualcosa di meno languido e più crudo. E si è voluto sottolineare una certa vicinanza estetica con la musica classica.

“Bruto Minore” è composto da 8 brani originali e una cover, “Tuvan Internationale” degli Hun-Huur-Tu. L’album è ispirato ad una Canzone di Giacomo Leopardi, in cui si immagina il monologo di Marco Giunio Bruto dopo la sconfitta di Filippi e l’assassinio di Giulio Cesare. La sconfitta, tema sempre caro all’immaginario dei Ronin, ha per l’uomo di valore un’onorevole via d’uscita nel suicidio, visto come ultimo gesto per rimanere a testa alta di fronte all’insensibilità del Fato e della Natura verso le cose umane e verso i gesti di eroismo. A questo tema si aggiunge però l’effetto straniante che il nome Bruto Minore ha su di noi oggi, evocando anche concetti violenti e appunto brutali col nome Bruto, concetti invece “bassi”, quotidiani o di basso profilo nell’aggettivo Minore, che è infine anche un termine musicale piuttosto importante, soprattutto per i Ronin la cui produzione è per il 90% appunto in Minore.

Per la realizzazione dell’album è stato prezioso l’aiuto del nuovo chitarrista Nicola Manzan (noto come Bologna Violenta e come ex membro di Baustelle, Teatro Degli Orrori etc), che è anche un apprezzatissimo violinista con studi di conservatorio. Il suo apporto è stato sia di tipo timbrico, con l’inserimento del violino, sia di tipo armonico nell’arrangiamento dei pezzi.
Per ottenere l’effetto di immediatezza si è scelto di registrare in analogico su nastro magnetico a 8 piste, suonando tutti insieme e mixando poi direttamente su mixer e non su computer, questo grazie alla mano esperta di Giulio Favero. Sono state usate 7 piste suonando ogni brano dal vivo, lasciandone libera una per eventuali sovraincisioni (ad esempio per il clarinetto di “Wicked”). Un metodo assolutamente d’altri tempi, in controtendenza col mercato digitale, reso possibile dal nuovo bassista Roberto Villa (attivo anche come J.D. Hangover, membro di The Gang), che possiede uno studio totalmente analogico chiamato Lamormiononmuore. Roberto, cresciuto tra gli orchestrali del liscio, rispetta la tradizione delle bande, in cui bisogna saper suonare almeno due strumenti, e porta quindi anche il suo contributo al clarinetto. Alla batteria è entrato Alessandro Vagnoni (anche lui membro di Bologna Violenta ed attivo con molti gruppi, tra i quali ricordiamo Bushi e Drovag, ed anche apprezzato turnista heavy metal), che si è subito adattato allo stile asciutto richiesto da questo disco.

 

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INFO
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INGRESSO

8€ (Tessera Hovoc obbligatoria)

PREVENDITE

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L’ingresso è riservato ai soci tesserati HOVOC 19/20.
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Dettagli

Data:
novembre 21
Ora:
21:30 - 23:30
Prezzo:
€8

Luogo

Covo Club
Viale Zagabria 1
Bologna, Bo Italia
+ Google Maps
€8