Ronin

Ita / Post Rock / Black Candy /

Opening act S U B T R E E S

Gio
21
Nov
21:30
Covo Club
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Presso il Covo Club durante le serate di apertura

Dopo un paio d’anni di pausa Bruno Dorella torna sulla sua creatura Ronin, con una formazione tutta nuova e un disco che cambia alcune coordinate, pur rimanendo nel solco della tradizione strumentale e cinematica della band. L’idea era quella di fare un album che avesse come riferimento la terra brulla anziché le distese, di deserto o di acque, a cui la musica dei Ronin viene spesso accostata. Qualcosa di meno languido e più crudo. E si è voluto sottolineare una certa vicinanza estetica con la musica classica.

“Bruto Minore” è composto da 8 brani originali e una cover, “Tuvan Internationale” degli Hun-Huur-Tu. L’album è ispirato ad una Canzone di Giacomo Leopardi, in cui si immagina il monologo di Marco Giunio Bruto dopo la sconfitta di Filippi e l’assassinio di Giulio Cesare. La sconfitta, tema sempre caro all’immaginario dei Ronin, ha per l’uomo di valore un’onorevole via d’uscita nel suicidio, visto come ultimo gesto per rimanere a testa alta di fronte all’insensibilità del Fato e della Natura verso le cose umane e verso i gesti di eroismo. A questo tema si aggiunge però l’effetto straniante che il nome Bruto Minore ha su di noi oggi, evocando anche concetti violenti e appunto brutali col nome Bruto, concetti invece “bassi”, quotidiani o di basso profilo nell’aggettivo Minore, che è infine anche un termine musicale piuttosto importante, soprattutto per i Ronin la cui produzione è per il 90% appunto in Minore.

Per la realizzazione dell’album è stato prezioso l’aiuto del nuovo chitarrista Nicola Manzan (noto come Bologna Violenta e come ex membro di Baustelle, Teatro Degli Orrori etc), che è anche un apprezzatissimo violinista con studi di conservatorio. Il suo apporto è stato sia di tipo timbrico, con l’inserimento del violino, sia di tipo armonico nell’arrangiamento dei pezzi.
Per ottenere l’effetto di immediatezza si è scelto di registrare in analogico su nastro magnetico a 8 piste, suonando tutti insieme e mixando poi direttamente su mixer e non su computer, questo grazie alla mano esperta di Giulio Favero. Sono state usate 7 piste suonando ogni brano dal vivo, lasciandone libera una per eventuali sovraincisioni (ad esempio per il clarinetto di “Wicked”). Un metodo assolutamente d’altri tempi, in controtendenza col mercato digitale, reso possibile dal nuovo bassista Roberto Villa (attivo anche come J.D. Hangover, membro di The Gang), che possiede uno studio totalmente analogico chiamato Lamormiononmuore. Roberto, cresciuto tra gli orchestrali del liscio, rispetta la tradizione delle bande, in cui bisogna saper suonare almeno due strumenti, e porta quindi anche il suo contributo al clarinetto. Alla batteria è entrato Alessandro Vagnoni (anche lui membro di Bologna Violenta ed attivo con molti gruppi, tra i quali ricordiamo Bushi e Drovag, ed anche apprezzato turnista heavy metal), che si è subito adattato allo stile asciutto richiesto da questo disco.

Opening

S U B T R E E S

I Subtrees nascono nel 2013 dall’incontro di Roberto A. Lantadilla (chitarra e voce) e Alberto Lazzarini a cui si aggiunge Nicola Venturo (Nizaar) al basso in un secondo momento. La band, inizialmente un trio, comincia a scrivere i primi pezzi nell’Agosto dello stesso anno. Il loro sound iniziale è influenzato dal grunge e dalle distorsioni del rock anni ‘90. Dopo diverse registrazioni di demo e concerti nel bolognese, Riccardo Pantalone (Big Cream) si aggiunge alla band come chitarrista.
Da questa prima esperienza nasce l’EP “On a Broken Rope” [2015] , registrato e mixato da Michele Postpischl (Ofeliadorme) all’Audioline studio di Casalecchio di Reno.
I quattro, pur avendo background diversi, riescono a combinare le diverse esperienze per produrre un sound energico, avvolgente e ricco di atmosfere, facendo emergere la personalità di ogni elemento.
Dopo la promozione del disco di debutto, la band si chiude in sala prove per scrivere nuovi pezzi e ricreare un suono più complesso e maturo, con repentini cambi di tempo Math Rock e atmosfere dilatate Post rock che sfociano nel Noise più caotico. Al termine di questo processo affidano le registrazioni ed il mixaggio ad Enrico Baraldi (Ornaments) presso il Vacuum Studio di Bologna, dove realizzano “Polluted Roots”, concept album che ruota attorno ai temi della memoria, del trauma e dell’introspezione, scritto in risposta a situazioni turbolente. Composto da 7 tracce, è il manifesto di un’urgenza espressiva fatta di chitarre dissonanti, momenti psichedelici e slowcore a cui fa da sfondo visivo il lavoro di Valentina De Felice, che ha curato anche l’artwork dell’EP.
Il mastering è stato svolto da Claudio Adamo (Cani dei Portici) presso gli studi Fonoprint. Il disco è distribuito da Dischi del Minollo, Vollmer Industries e Dischi Bervisti.

Associazione cult. HOVOC e INFO TESSERAMENTO

L’ingresso è riservato ai soci tesserati HOVOC 19/20.
La tessera ha validità per tutta la stagione 2019/2020, compila il modulo online (preadesione/covoclub) e ritira la tessera all’ingresso versando il contributo annuale di 3€

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